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orrori. BEATRICE UCCISA, UN FALLIMENTO DA ‘ESSERI UMANI’

  • liberastampa5
  • 5 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Quando un bambino muore fa sempre male. Ma quando muore per la crudeltà e l’omertà di adulti che avrebbero dovuto proteggerlo, quando muore ed il suo corpo è coperto di lividi inferti da quegli stessi adulti che avrebbero dovuto amarlo, fa ancora più male

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Nessuno ha saputo proteggerla. Né la madre, né i nonni, né i vicini di casa. O chiunque si fosse accorto che qualcosa non andava. Che quel visino bellissimo era pieno di lividi. Un muro di violenze e di omertà. Forse Beatrice avrebbe potuto salvarsi. Forse ora sarebbe ancora viva. Certo, le ferite del corpo e dell’anima avrebbero impiegato tanto tempo per guarire, forse non sarebbero andate via mai del tutto, ma comunque sarebbe stata viva.


Magari in un luogo diverso, lontano da quelle persone cattive, protetta ed amata da qualcun altro, insieme alle sue sorelline. Avrebbe potuto assaporare la bellezza di un abbraccio, il calore di una carezza, la rassicurazione svegliandosi nel cuore della notte.


Avrebbe potuto giocare con gli altri bambini, felice e spensierata alla luce del sole.

Invece tutto è finito così, in una notte d’inverno, tra le quattro mura di una casa, nel silenzio di tutti. Solo le sue sorelline hanno avuto il coraggio e gridato aiuto contro il muro di silenzio degli adulti. Solo loro hanno avuto la forza di ribellarsi, di dire che qualcosa non andava, che quello che accadeva non poteva essere normale.


E di nuovo vacillano le nostre certezze. Ci sentiamo impotenti, inermi, profondamente arrabbiati e delusi.


Quando un bambino muore fa sempre male. Ma quando muore per la crudeltà e l’omertà di adulti che avrebbero dovuto proteggerlo, quando muore ed il suo corpo è coperto di lividi inferti da quegli stessi adulti che avrebbero dovuto amarlo, fa ancora più male.


Viene in mente la piccola Andromeda, uccisa dal padre, dal sangue del suo sangue, proprio un anno fa, a giugno 2025, in un parco a Roma, il cui corpo della madre, anche lei uccisa da quell’uomo bestia, trovato accanto alla piccola. Andromeda aveva solo un anno, Beatrice solo due.


Occhi pieni di paura, corpi ricoperti di lividi, pianti infiniti senza consolazione, mani che fanno male invece di abbracciare e difendere. Ci si chiede ancora una volta: quale forma ha il male? Quanto in basso può cadere l’essere umano, declassato in una categoria ancora più inferiore di una bestia? Non ci sono risposte. Perché quando un adulto uccide un bambino a fallire è l’intero genere umano. L’intera razza umana. Tutti ci sentiamo più poveri, più piccoli, più sbagliati. Tutti ci sentiamo più bestie.



È l’intero sistema che fallisce, è l’intera umanità che abbrutisce. Ma lo Stato in questo caso dov’è? Dove sono i servizi sociali? E allora non possiamo non andare con la mente alla “famiglia nel bosco”.


Tre bambini che vivono felici in mezzo alla natura allontanati (loro malgrado, ancora dopo sei mesi chiedono di tornare a casa) da una madre e da un padre che li hanno cresciuti in modo atipico, lontano dagli schemi comuni, ma che li amano profondamente e che non li hanno mai sfiorati con un dito.


Dove sta il paradosso? In quale società viviamo? Perché ci imponiamo di “rieducare” la famiglia nel bosco e non abbiamo saputo proteggere Beatrice, le sue sorelline, ed Andromeda?


È difficile trovare delle risposte. Forse qui entra in gioco anche la competenza e la preparazione delle figure professionali che dovrebbero controllare situazioni anomale. Forse entra in gioco anche la volontà ed il coraggio di schierarsi da parte di chi vede il male e spesso fa finta di niente. Perché non è possibile non vedere una bambina di due anni con il volto tumefatto.


Nella vicenda sconcertante di Beatrice qualche adulto avrebbe potuto fare la differenza. E portarla in salvo, come accade nelle favole.

Alessandra Tuci

[redazione@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

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