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piRandellata 1° maggio. NON OBBEDISCO A OCCHI CHIUSI SOLO PERCHÉ ME LO DICONO DIECI, CENTO, MILLE TOGATI CHE MENTONO SAPENDO DI MENTIRE

  • liberastampa5
  • 1 mag
  • Tempo di lettura: 5 min

Finito il tempo falso della resistenza al fascismo, è giunto il momento di dire e dare a ciascuno il suo. E se tanti magistrati sono indegni e offendono l’articolo 54 della Costituzione, chi non ama la dittatura giudiziaria in atto deve alzare e far sentire la propria voce

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NESSUN CREDE CHE LEGGERE SAPPIATE

O EVITERESTE SCRIVERE STRONZATE


Finito il tempo falso della resistenza al fascismo, è giunto il momento di dire e dare a ciascuno il suo. E se tanti magistrati sono indegni e offendono l’articolo 54 della Costituzione, chi non ama la dittatura giudiziaria in atto deve alzare e far sentire la propria voce

 

Voglio festeggiare questa luminosa festa dei lavoratori rendendo omaggio a due geni indefessi che rappresentano il non plus ultra della dignità umana intesa come IA, intelligenza artificiale o, rectius, artificiosa.


La procura di Pistoja è un problema... Altro che difensori della Costituzione!
La procura di Pistoja è un problema... Altro che difensori della Costituzione!

Parlo di Claudio Curreli e di Alessandro Buzzegoli, appena due su tanti che ne circolano, ma del pari autori del nuovo dizionario etimologico della lingua giuridica itaGliana ad opprimendum i diritti universali in nome di una dittatura ottenuta con un colpo di stato conseguente all’inspiegabile vittoria del NO.


Curreli, “il più peggio” dei sostituti mai capitati in punizione a Pistoja, si propone con l’aureola di Nostro Signor Gesù Cristo; buono, bravo, mite qual belante pecora gennargentana; accogliente qual centurione romano del «Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum, sed tantum dic verbo, et sanabitur puer meus»; filo-invasione islamica con Terra Aperta, ma capo-Lupetti scout e rinsantatore delle prostitute esercenti il carnale commercio sulle rotonde di Agliana.



Costui, con il fariseismo tipico di chi mente sapendo di mentire, sa perfino cantare al karaoke della Caritas diocesana al Tempio di Pistoja: con il solo neo che “mente” (e altri chicchi da banchi di brigidinaj lamporecchiani…) anche in aula; anche con il Gip Alessandro Buzzegoli che, in ipotesi, lo teme a tal punto da ossequiarlo e ascoltarlo a mo’ di «Loquere, Domine, quia audit servus tuus».


Le dittature nascono non perché siano capaci affermarsi, ma perché le masse non sono capaci di rispondere in maniera adeguata alle pretese delle minoranze violente.


Giuseppe Giusti
Giuseppe Giusti

I più tirano i meno Proverbio commentato dal monsummanese Giuseppe Giusti



Che i più tirano i meno è verità,

Posto che sia nei più senno e virtù;

Ma i meno, caro mio, tirano i più,

Se i più trattiene inerzia o asinità.


Quando un intero popolo ti dà

Sostegno di parole e nulla più,

Non impedisce che ti butti giù

Di pochi impronti la temerità.


Fingi che quattro mi bastonin qui,

E lì ci sien dugento a dire: ohibò!

Senza scrollarsi o muoversi di lì;


E poi sappimi dir come starò

Con quattro indiavolati a far di sì,

Con dugento citrulli a dir di no.


Curreli ha ingannato anche i neogiudici di prima nomina del Tribunale del riesame di Pistoja che hanno tremato dinanzi a lui (e all’ombra che s’innalza alle sue spalle: quella di Tom Col, il grande Pm, figlio d’arte, che non intercettava la sorella di Luca Turco, suo superiore a Firenze). Chissà in che modo sono stati inibiti dai “padroni” dei nostri destini!


Buzzegoli, dal canto suo, s’è fatto (ed è già la seconda volta) ossequioso e «Tremens factus sum ego, et timeo, dum discussio venerit, atque ventura ira quando cœli movendi sunt et terra».


Per la traduzione dal latino, rivolgetevi all’avvocata Elena Giunti che patrocina il favoreggiato universale ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, caro a San Claudio Calaritano: la «prossimità sociale» fra loro è dimostrata in fatto dall’assoluta, costante mancanza di indagini del persecutore di Padre Fedele Bisceglia (Curreli, dico) nei confronti dei reati ambientali di cui gode il “fallace dottore dei nostri stivali”, che pare avere un filo diretto, e orecchie da elefante, nella procura stessa; della quale grida e/o fa gridare le decisioni dall’alto del colle di Lecceto, addirittura qualche giorno prima che tali decisioni vengano rese pubbliche.


E così è successo anche (strano, eh?) con il terzo ingobile sequestro di Linea Libera. La quale, però, rinascerà cervo a primavera come Riccardo (s)Cocciante, capito, Romolo da Pescina?



Ho fiducia nella magistratura, disse Gesù dinanzi a Pilato. Io per niente. E lo ripeto anche dinanzi a Buzzegoli che mi rimprovera di essere ribelle e riottoso al mònito dell’autorità giudiziaria, come ha il coraggio di scrivere.


Lo ripeto perché, finché vedrò che dalla magistratura occorre difendersi, credo che non sia il caso di stendere a terra il tappeto da preghiera per mettervisi sopra – come si dice a Firenze – “a buco pillónzi” per farsi in-cool-are col sorriso sulle labbra o, come diceva una viareggina dei mei anni di bambino al mare, quando litigava con il marito «Grazie, padrone! T’ho portato le mele!».


Contrariamente a come fanno i pubblici ministeri e certi Gip/Gup, i filologi certificano sempre in partenza quello che scrivono e affermano…
Contrariamente a come fanno i pubblici ministeri e certi Gip/Gup, i filologi certificano sempre in partenza quello che scrivono e affermano…

Dinanzi a sconci di portata e rilevanza identica agli abusi currèlici, non mostrare ossequio a chi non mostra rispetto come questi due eroi dei nostri giorni, è la forma più alta di civismo e libertà che si possa immaginare. È la nuova resistenza alla dittatura dei «più meglio».


Alla faccia di tutti i servi del sistema (a iniziare dai giornalisti dell’ordine dei pennivendoli) che hanno intasato le da tempo inaffidabili istituzioni d’ItaGlia.


Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

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IL SONNO DELLA RAGIONE

E DELLE MATITE SPEZZATE

 


Ieri mattina ho inviato una raccomandata al Gip Alessandro Buzzegoli, recalcitrante ad ascoltare chi, come me, è, comunque, un suo datore di lavoro.


In essa gli ho accennato a prove certe delle menzogne di Curreli sia in aula che dinanzi a lui medesimo, colpevole di ascolto acrìtico delle ragioni da mitòmane accampate, immotivatamente, dal fustigatore della mafia che ci invita a fare sempre e comunque il proprio dovere. Ma chi si fida di Buzzégoli, becca in capo mille tégoli.


Da pubblicano dell’ultima fila non posso inchinarmi al fariseo che paga le decime ed è fedelissimo a tutte le regole (che decide lui in prima persona e per sé)...

Anche lui, infatti, con tutto il suo scostante sussiego da Gip nato imparato, contribuisce a mantenere in vita, al pari di un antibiotico inefficace, il sistema tirannico posto in essere dai batteri del NO che hanno sviluppato una forte resistenza ai penicilli.


Una resistenza che squalifica giustizia e stato, scritti in minuscolo in quanto falsati attraverso un evidente abuso di potere e una disgustosa manipolazione del diritto, usato come arma d’offesa e non di riequilibrio delle contraddizioni.


Buzzegoli non morde Curreli per non esserne, a sua volta, morso e/o sbranato, come dal classico rottweiler di turno. Ma allora a che serve un Gip? Solo a confermare sempre e comunque le bislaccate di un Pm o di un sostituto che non sa e/o non vuole fare indagini contro i propri amici come Tom Col con la famosa Lucia Turco…?

e.b.

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