piRandellate. ALL’ARRIVO DEL VESCOVO NON C’ERA: PER QUESTO GLI È TOCCATA LA GALERA
- liberastampa5
- 28 giu
- Tempo di lettura: 3 min
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Ci ha fatto un po’ senso vedere che, alla cerimonia ufficiale dell’arrivo del vescovo Augusto Mascagna, lui; proprio lui, che non manca mai quando si tratta di paserellare da qualche parte per vedersi flashato in prima linea, era – al contrario – latitante. Poi la notizia: 15 giorni di cella per avere ignorato il dovuto ossequio a ciò che lo ispira, ovvero il cattolicesimo dell’Agesci Scout, di cui guida il settore cuccioli, ai quali insegna i princìpi della cittadinanza [c]attiva secondo il suo [s]punto di vista?
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LO SCOUT CAPO-LUPETTI (COSA INDEGNA)
ERA FORSE A “FERIARE” LÀ IN SARDEGNA?
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È una fake, ovviamente. È infatti ontologicamente impossibile che Herr Claudius entri nel regno di Regina Coeli perché, appartenendo alla “razza padrona” dei magistrati (non si sa come sia stato in grado di pioverci dentro, visti i suoi metodi e la sua scienza; ma una volta entrato, come i Pinguini Imperatore della banchisa australe, tutti i suoi colleghi gli si stringono intorno perché non si diàcci al feddo e sia al sicuro), von der Kagliaren non può correre rischi ope legis, in nome della Costituzione.

Pensate che Claudio non ci finì, in Regina Coeli, neppur quando nascose il fascicolo che costò lacrime e sangue alla sua vittima di gioventù: Padre Fedele Bisceglia.
Del resto vedere un magistrato che paga il fio delle sue colpe, è impossibile come, per certa sinistra manettara, scoprire una mucca in corridoio o un giaguaro sul tetto o un elefante nascosto dietro un lampione.
E ce l’hanno mostrato perfettamente le vicende di due artigiani provetti come Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro entrambi assolti dalla cassazione perché i fatti loro attribuiti non sussistevano.
Con certi magistrati – con gente, voglio dire, che lascia liberi tre stupratori e infligge 15 giorni di carcere a chi urla incazzato al telefono, per strada, perché disturba il sonno di qualche loro amico – c’è da sentirsi sicuri come un tenero agnellino in bocca a Godzilla; o la povera Lucia Mondella fra le sgrinfie di un assatanato don Rodrigo.
D’altra parte certi togati-padroni giungono perfino al teatrino dell’assurdo sostenendo che toccare una donna sotto le puppe non è reato, poiché quel che c’è sotto non è zona erogena.
Roba da Curreli – direi – quando decide che il Perrozzi è in regola con tutti i permessi edilizi, perché le carte ce le ha: un ragionamento sciancato come il dio Efesto marito di Venere, dato che von der Kagliaren non vuole prendere atto della illegalità delle concessioni “regalate” al ragionier non-dottore protetto anche in procura – dalla quale sembra attingere notizie riservate in abbondanza.
Avete capito, ora, cos’è la logica e cosa l’illogicità subnormale, con cui la “razza padrona” dei difensori della Costituzione è solita discriminare i cittadini in graditi e sgraditi, sommersi e salvati, perbene e permale? E questa è la famosa terzietà – ovviamente dei nostri stivali.

È questo uno dei motivi per cui io penso che Dio non esista. E che “credere quia absurdum”, come dice l’aquinate Tommaso, sia la scelta autolesionista di un teologo che evidentemente godeva, al pari del masochista della barzelletta, a tirarsi delle mazzolate sui coglioni travolto dall’estasi del martirio: «godo a morte perché patisco a cane».
Forse è vero che lo scout è in Sardinia in ferie. Perciò, vista e considerata la sua vita libera, innocente, beata e senza contraccolpi, è logico supporre – sempre in àmbito di credere o non credere, fra ipotesi e… supposte – che Dio non sussista come i reati contestati a Fabio De Pasquale e a Sergio Spadaro, e cassati dalla cassazione – in ipotesi con una cassa di cazzate.
Mel Brooks, che oggi compie 100 anni, ce lo mostra a suo modo in La pazza storia del mondo, quando introduce la scena del senato romano in cui si chiede all’assemblea se è meglio costruire palazzi per i ricchi o abitazioni per i poveri. E il Senatus Populusque grida compatto: «Fanculo i poveri!».
I marchesi del Grillo sono – oggi più che mai – in mezzo a noi. La “razza padrona” sgalletta perché lei è lei… A tutti gli altri, secondo il proverbio di Lagacci di Sambuca, mali, malanni, usci addosso e chiavacci nel culo!
Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana


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