piRandellate. CLAUDIO, L’INVENTORE DELLA REPUBBLICA E DELLO STATO DI DIRITTO
- liberastampa5
- 1 giu
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In preparazione delle lezioni che domani impartirà a larga mano sui cervelli dei suoi Lupetti o di chissacchì, qualche battutaccia può starci. Non su lui magistrato: su lui prèfico della “cittadinanza attiva”, della piantumatore di alberini antimafia, della TerrApertista, l’accogliente, il pacifista delle marce arcobaleno, il karaoker per la Caritas, ma soprattutto il consulente dell’Accademia della Crusca (& della Semola), su incarico della quale si è abilitato da sé come etimologo di due termini giornalistici controversi: quotidiano e periodico
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Periodicamente è un avverbio che indica un’azione che si ripete a intervalli di tempo, in genere regolari. Così l’intelligenza artificiale. Il che vi fa capire per forza che il giornale, detto anche quotidiano, poiché esce più o meno regolarmente ogni giorno è un periodico e non un preservativo.
Il più famoso poeta della scuola siciliana, Jacopo da Lentini, è rimasto nella storia della letteratura italiana per avere creato il primo verso di un suo componimento con un avverbio di modo:
Meravigliosamente
un amor mi distringe
e mi tene ad ogn’ora.
Lo sa, Claudius, spero, cos’è un avverbio di modo, anche se sfortunatamente è nato il 22 maggio 1968; e quindi, per età, rientra ontologicamente – scriverebbe il suo amico Tom Col, ormai felicemente a Lucca – nelle deportazioni anticlassicistiche e antigrammatical-latinistiche del dopo-catastrofe delle varie riforme al cacio (non canestrato sardo) ma cavallo delle varie, assassine riforme scolastiche. Tutta roba che convogliava i giovani, come Pinocchio e Lucignolo, verso l’isola dell’Asinara, ultimo Paese di balocchi…

In aritmomanzia (l’antica pratica divinatoria basata sull’interpretazione dei numeri), il 22 è considerato uno dei Numeri Maestri. Rappresenta l’archetipo del “Maestro Costruttore” ed è associato all’ambizione visionaria, alla capacità di trasformare le idee in realtà tangibili e alla realizzazione di grandi progetti a beneficio dell’umanità (che nel caso di Claudio viene da lui stesso accuratamente trascelta).
Solo, però, se tutta questa grazia di Dio, primo “Maestro Costruttore”, è indirizzata nella giusta direzione: il che purtroppo cozza con la capacità claudiana di nascondere prove a discarico dei suoi clienti-vittima (Padre Fedele Bisceglia); e nel mentire in aula e anche ai colleghi, quando dichiara spudoratamente che quello che dico io da oltre 7 anni, è assolutamente privo di fondamento (malaffare di personaggi pubblici del nostro territorio); mentre è oro colato la sua capacità di trasformare le idee in realtà tangibili che aiutano assai le sue «prossimità sociali».
Capacità di trasformare le idee in realtà tangibili: ovverosia trasformare le sue opinioni, perlopiù visionarie, in verità di fatto perché lui è grande, bravo, santo e giusto e – senza fare uno straccetto di indagine – è assolutamente capace di muoversi senza fallo come i cani antidroga: scopre il colpevole con il semplice suo fiuto da segugio.

Con l’uso, poi, deviato del suo potere (che continuerò volentieri a illustrare in concreto nei prossimi dì dell’ottantenne e decrepita «repubblica “tagliana”»), Claudius si comporta da manzoniano «Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola».
In termini leviani, da Se questo è un uomo, Claudius – che ha promesso, da Lupetto, a Gesù di fare il bravo bambino; ha giurato, da grande, «disciplina e onore» allo stato che lo paga; dipòi, da iscritto alla (a mio parere) illecita Anm, di rispettare il Codice Etico dei beati in terra –; Claudius, dicevo, applica la famosa unica legge che conosce. Quella della selekcja o selezione, che – non essendoci più lo zio Adolfo-baffino in giro – deve limitarsi (e tuttavia per una democrazia non mi pare davvero poco!) – al tessì-luinò.
Il resultato – avrebbe detto, con un sapore un po’ anticato, la grande professoressa Wanda Tuci Mannori – è sotto gli occhi di tutti. Se la cava chi lui sceglie nelle sue notturne veglie.
Ciò non toglie che – nella sua serenità dappertutto da lui sbandierata – per renderlo un po’ più consapevole della sua davvero scarsa preparazione linguistico-tecnico-stilistica da semola più che da Crusca, gli si dedichi il manifestone della nonna-repubblica ottuagenaria.
In questo caso, la didascalia che correda il manifesto è un periodo ipotetico del terzo tipo: quello latino-italico dell’impossibilità.
«Se non c’ero io, non c’era repubblica» non merita una fregata in blu da matita-mannaja del docente rigido e ligio come un Remigio. La lingua – che batte dove il dente duole e (a volte) dove il clito ride – è più duttile delle certezze granitiche del nostro prèfico, scrittore del copia-incolla, aspirante giornalista montanelliano onnisciente.

La lingua tòsca ammette, grazie alla analogia secondo il si volet usus oraziano dell’Ars poetica (o Epistola ai Pisoni), la costruzione dei periodi ipotetici di terzo tipo con l’uso del semplice indicativo imperfetto.
In «Se non c’ero io, non c’era repubblica», detto da Curreli a un toscano, il toscano capirebbe immediatamente che “se non ci fosse stato il Curreli a convincere tutti a votare No al referendum, la costituzione sarebbe andata a farsi benedire”.
Claudi (vocativo latino, che sta per O Claudio), «se non c’era il 68, lo sai quanta gente non si laureava…?».
Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana


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