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piRandellate. DAR DI FASCISTA NON È REATO: COLETTA E CURRELI CE L’HANNO INSEGNATO

  • liberastampa5
  • 13 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

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Due “paràste” della magistratura pistojese, Tommaso Coletta e Claudio Curreli, ci hanno dato prova delle loro indiscutibili terzietà, imparzialità, indipendenza con esempi concreti di una violenza giudiziaria persecutrice dei giusti ed esaltatrice dei persecutori. E alla faccia di chi ha votato NO a favore dei fascio-dem togati!

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NON È POI SÌ GRAVE OFFESA


DIR FASCISTA AL PRETE IN CHIESA


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Primus inter pares

 


Per usare espressioni classico-latinistiche, il figlio d’arte Coletta, in metafora un Ottaviano Augusto primo senatore della procura fra i senatori pistòjci (tutti alla pari un corno!), mostrò, nei fatti che parlano da soli, che non è reato dar di fascisti alle forze dell’ordine, seppur detto in un consesso istituzionale di con[s]iglio comunale a Montale, realtà notoriamente di fascio-dem comunque da proteggere nell’immaginario collettivo delle rosseggianti pàprike pistojane che ti-fava-No NO al referendum; e hanno convinto i gonzi ideologici a seguirli sulla strada – diceva Crozza – dell’Inc. Cool8 (= inculèit…).


L’occasione che fa[ce]va l’uomo ladro, ve lo ricordo per la milionesima volta, fu il genius loci, apprezzatissimo (ma sùbito scaricato da Ferdinando Betti carbonizzi perfetti – vero De Gaudio?), nomàto Alessandro Galardini. Il quale, a microfono aperto, disse chiaramente che le forze dell’ordine erano tutte dei fascisti.


Un davvero fedele servitore dello stato – quota carabinieri – s’incazzò. Sostenendo che l’affermazione generica del prof. letterato Galardini, offendeva un’istituzione benemerita. Galardini querelò il fedele servitore dello stato (le sinistre lo sanno fare benissimo) e Coletta, il protettore delle sorelle di Luca Turco, si tolse la maschera de fero e rinviò a giudizio, non il predicatore sovietico color pàprika, ma l’indignato che si era sentito ferito dalla ippopotàmica gentilezza del Galardini.


Il quale, difeso dall’avvocato Sarteschi, al giro di boa, in aula, con De Gaudio filo-carbonizzan-montaliano, si – come si dice – cacò nei pantaloni e ritirò la sua immonda querela. Io in aula c’ero.

 

Secundus inter piras (ma qui plurale di pere in lingua sarda)

 

In questi giorni, in corso legale c’è Claudius von der Kagliaren. Il quale – ci dicono – si è premurato di chiedere l’archiviazione di una querela, inoltrata, al piano delle paràste inaffidàbili, da un pistòjko che s’è sentito dare di fascista e se ne è offeso.



Herr Claudius è famoso per l’abitudine, da vero gigante-pugile di Mont’e Prama, di prendere le difese delle parti sbagliate: specie se queste parti sono di un certo color infiammatorio tendente, appunto, al pàprika. Dar di fascista non è reato, Coletta e Curreli ce l’hanno insegnato.


Quindi il giorno in cui ci sentiremo di darglielo, a lui/loro, come espressione gentile di libertà di critica verso personaggi pubblici e criticabili come anche i giudici, fin d’ora siamo certi di riportare la ghirba intatta a casa nostra, perché la procura di Pistoja ha solo giudici terzi, imparziali, indipendenti e coerenti. E Curreli modestamente lo è.

 

Tertius venit Spiritus Sanctus

 

L’espressione toscanaccia – usata spesso anche dal Pieraccioni del Ciclone e di Ti amo in tutte le lingue del mondo – è Bella boccia! E qui va in onda Ser Luigi, il difensor delle vedove e degli orfani, con residenza certificata in una casa da Via dei Matti numero 0: senza porte, senza finestre, senza perfino il senza.


Gliela avrà detta questa verità, quel David di Ottaviano della lotta alla mafia, all’anagrafe di Pistoja, quando dichiarò di risiedere in una casa così, probabilmente con il supporto del suo amico, generale dei vigili Giuseppe Napolitano, con cui Luigi condivideva le emozioni del Club del Napoli…) che stava dichiarando il falso ex art. 495 cp?



E il suo conterraneo e consostenitore Giuseppe Grieco, ne avrà chiesto il rinvio a giudizio come fa – osannando il quarratino Perrozzi non-dottore, «prossimo sociale» di Claudio Curreli, oppure avrà fatto finta di nulla per dimenticare (e far diumenticare) le sue proprie personali false dichiarazioni all’anagrafe…?


Fine del colpo basso e torniamo a… Bella boccia! che, in veste di sostituto, salvò le vedove e gli orfani – dicevo –, sostenendo che espressioni quali maiale stercorario, gran cignale, cignale subinfeudato, scribacchino e, in aggiunta, un sacco di mega-stronzate simili o tali, non gli sembravano cose assolutamente offensive. No. Erano solo caramelle Sperlari alla frutta.


Quegli epiteti erano stati scritti dalla Blimunda (pseudonimo della mogliera del mai-comandante Andrea Alessandro Nesti, comunque protetto dalla procura, se non altro per 5 anni 5 di militanza da sub-infeudato anche al Grieco stesso, in quanto Vpo.


Quando personalmente mi opposi alla richiesta di archiviazione per quelle infamie, al posto di Bella boccia! subentrò il volontarissimo scout Claudius: che non solo mandò tutto all’archivio, ma invitò anche la Blimunda a cancellare dal Web i testi delle stronzate con cui aveva sparso letame su noi di Linea Libera. Peccato che quei testi li abbiamo scaricati – pratica ignota del tutto agli indagatori delle breche dei sanculotti color pàprika.


«C’è qualcosa che non va, sor Marchese?», dice Aronne Piperno l’ebanista a Alberto Sordi. E il marchese risponde: «Ma tutto, Aronne mio…».


«C’è qualcosa che non va, in procura?». «Ma tutto, sindaco Giovanni!».


Pistoja non è solo quella vostra dei ponti, delle porte e delle vie. Dei Dialoghi fra sordi e dei – soprattutto – monologhi. È anche la melma di una procura delle nebbie che (a voi, da sempre, sta bene così perché vi protegge) massacra chi non ossequia e lecca i piedi alla mistificazione continuata della falsa giustizia tenuta in vita da magistrati che spregiano la Costituzione e la piegano di continuo ai loro sporchi, personalistici fascio-interessi.



È vero che chi tace non acconsente. Ma è certamente vero che è complice di tutte le deviazioni indemocratico-fascistico-catto-masson-opusdeistico-sovietiche asservite a Mammona, anche se si dichiara – come la Pistoja liberata dai fascisti di prima – democratico e, vieppiù, catto-sinistrico e/o cittadino [c]attivo grazie alla pratica scoutistica!


Ma non voglio, comunque, far piangere la Lisa...


Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

 
 
 

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