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piRandellate. MAGISTRATI INTELLIGENTI, GANZI, BRAVI E COMPETENTI

  • liberastampa5
  • 15 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

 

Il diritto non è mai una nuvola che galleggia sopra un paesaggio storico. È esso stesso paesaggio, o, se vogliamo, sua componente fondamentale e tipizzante [Paolo Grossi, 2003]

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Riflettendo, Dilunedì, sulle fantasie erotico-giuridiche dei magistrati della procura pistòjka, perlopiù guidati, nelle loro indagini, non dalla ricerca del vero, ma dall’orgasmo punitivo nei confronti di chi disturba le loro «prossimità sociali»

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E il suo regno non avrà mai fine...?
E il suo regno non avrà mai fine...?

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USAN TUTTI IL “DISPOTISMO”


PER COMBATTERE IL FASCISMO

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Ogni magistrato – anche quelli currelicamente iperattivi – ha, fra i suoi doveri istituzionali, quello del rifiuto del creazionismo giudiziario.


Copia-incolla a chi non molla!
Copia-incolla a chi non molla!

Di recente ho letto un’interessantissima riflessione sull’anòmalo-disturbato comportamento dei “raddrizzatori morali delle gambe storte dei cani”; ossia di magistrati che, pur affetti da tigne, rogne, eczemi, rubeole, pustole, bolle, chiazze e bubboni da peste di Milano, connotati da un profilo morale più degno di un film di zombi, che da Angeli di Dio che siete i nostri custodi, rompono gaiamente le balle a gente che non sarà uno stinco-di-santo, ma che, al massimo, presentano patologie cutanee di sole punture di zanzara.


Dal carattere cognitivo del giudizio (così si legge) consegue poi una quinta regola deontologica: il rifiuto del creazionismo giudiziario.


Come ben sappiamo, gli spazi della discrezionalità interpretativa nell’esercizio della giurisdizione sono enormi e crescenti, a causa dell’inflazione normativa, del dissesto del linguaggio legale e della struttura multilivello della legalità.


L’ultima cosa di cui si avverte il bisogno è perciò che la cultura giuridica, attraverso la teorizzazione e l’avallo di un ruolo apertamente creativo di nuovo diritto affidato alla giurisdizione, contribuisca ad accrescere questi squilibri, assecondando e legittimando un ulteriore ampliamento degli spazi potestativi già amplissimi della discrezionalità e dell’argomentazione giudiziaria, fino alla vanificazione della separazione dei poteri, al declino del principio di legalità e al ribaltamento in sopra-ordinazione della subordinazione dei giudici alla legge.


È, questa, una situazione più che allucinante, allucinogena. Ed è quella in cui non esito a collocare, come exemplum fictum (l’avvocata Elena Giunti, patrona del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, non conosce il latino, ma può aprire il link [lei odia i link…] e arriverà forse a intendere) lo spontaneismo ultroneo, e dannoso, di Claudius von der Kagliaren, l’onnipossente onnipresente onnisciente del Terzo Piano di Palazzo Pretorio.


Dove ho letto questa specie di emendamento contro il creazionismo giudiziario di cui sto parlando? Nel Quaderno 8, Il procedimento disciplinare dei magistrati, della Scuola Superiore della Magistratura (SSM), che con Luigi Ferrajoli, Dieci regole di deontologia giudiziaria, conseguenti alla natura cognitiva della giurisdizione, sembra delineare una realistica analisi del modus operandi dei geni della procura pistojana.


Fìdaty Card come alla Esselunga?
Fìdaty Card come alla Esselunga?

L’exemplum fictum del magistrato descritto dal Ferrajoli è – e non ho dubbi – Herr Claudius, con tutta la sua alterigia, la sua prosopopea educativa, la sua sostanziale tirannia da “patentino di antifa”, che gli permette (così, è chiaro, lui pensa) di poter dare lezioni di civiltà giuridica e di cittadinanza [c]attiva, creando reati inesistenti in violazione del principio – semplice anche per un capoccione come me – che nel diritto penale non vale il principio dell’analogia, ma quello, ben più ritagliato, del Nullum crimen sine poena, nulla poena sine lege: nessun crimine deve restare impunito, ma se un disegno (come scrive sempre Claudius) non è criminoso, perché quell’atto non è previsto come crimine, non c’è analogia che tenga; nessuno può forzare l’interpretazione. E il giornalismo (ma anche la verità dei fatti) non è stalking, anche se irrita Claudius.


Per essere chiari: se un crimine è stato commesso, come s’è fatto credere ai querelòmani del maxi-processo politico Gaspari, costruito ad arte da Claudio Curreli e Giuseppe Grieco, con l’avallo di Tommaso Coletta e gli aiuti fattivi di Chiara Contesini, della Gip Patrizia Martucci, del Gip Alessandro Buzzegoli, del giudice Paolo Fontana, salvo se altri; tale disegno criminoso si è concretizzato non nell’aver detto, ridetto e stradetto la verità – ovvia e fondata su fatti e documenti ufficiali – da parte di Linea Libera, giornale pienamente legittimo, ma ingiustamente perseguitato da una sorta di mafia giudiziaria –, ma nell’avere inventato, da parte di magistrati creazionisti, di sana pianta (e, a mio parere, in malafede), il cosiddetto stalking giornalistico e/o del giornalista.


A Pistoja creazionismo garantito per tutti. Costa poco e si fa prima
A Pistoja creazionismo garantito per tutti. Costa poco e si fa prima

Von der Kagliaren, fra l’altro, anche con il deviato sostegno di tutti i magistrati creazionisti pistojani (nel cui crogiolo – per non dir bugliolo – vanno ricompresi anche i giovani del Riesame: Caterina Barberio, Marco Granocchia e Luca Amedeo Savoia, obbedienti a Claudius), si è pure divertito, non solo in aula ma anche per i corridoi del palazzo, a sostenere che il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi è una vittima di chi scrive (mentre se vittima è, la è di se stesso e dei favori ricevuti da Comune di Quarrata e Procura di Pistoja); che Andrea Alessandro Nesti, mai-comandante dei vigili di Agliana è una vittima di chi scrive (mentre se vittima è, la è di se stesso e dei favori ricevuti da Comune di Agliana e Procura di Pistoja); che lo stesso vale per la di lui mogliera, la famosa Blimunda, aspirante scrittrice hater; o il Bimbominkia affetto da false epigastralgìe, false testimonianze e vere calunnie, tutte corroborate (con gli stessi esatti reati) da un pericoloso vero fascista, aggressivo e picchiatore, quale l’assessore agnellone-bottarga-segatura-tubatore appellato Maurizio Ciottoli.



E noi, dottor Gip Alessandro Buzzegoli? Noi di Linea Libera, saremmo i delinquenti che impestano Pistoja e impediscono alla città di vivere in pace e in armonia? Io non ne sono affatto convinto.


Credo, al contrario, che, con magistrati come voi, questa città viva (e viva bene, perché i pistojani sono quietisti: Franza o Spagna purché se magna…) il suo eterno Medioevo di ladri in cattedrale e giustizia corrotta.


Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

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Quanto a Curreli, dovrebbe leggere ciò che sfiora appena con le sue mani, ma che lascia copia-incollare a ruota libera ad altri. E soprattutto dovrebbe sanificare la sua presenza a Pistoja. Illecita, ingombrante e dannosa

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