piRandellate. NON LA TERRA C’È DA APRIRE, MA LA MENTE DEI PROFETI: PERCHÉ PÒSSASI CAPIRE CHE ALTRIMENTI SON DEI PRETI
- liberastampa5
- 12 giu
- Tempo di lettura: 3 min
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Cosa volete pensare di un presidente nazionale di un [dis]ordine che, pur libero per Costituzione e pieno di entusiasmo nello spiegare che «è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica», offre 20 mila euro delle tasse dei suoi iscritti a gente del NO (Articolo 21) sostenitrice di certi magistrati Anm, tipo i pistojani, che non distinguono un culo dalle quarantore e sequestrano giornali esonerati per legge dall’obbligo dell’iscrizione al registro dei periodici?
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SE GRAZIADDÌO TU SEI LIGIO AL PARTITO
LECITO OPRAR T’È PEGGIO DI BENITO
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Il nemico peggiore, per i giornalisti veri delle brecce e delle barricate contro la censura, non è il magistrato ottuso, incompetente, arrogante e incline a gratificare il suo innato-disturbato narcisismo, attraverso l’istituzione di una morale sui generis plasmata apposta per punire chi racconta gli sconci di una carriera fallimentare e, in nome della giustizia sua personale, si comporta non come un Benito con Matteotti, ma come 10, 100, 1000 Beniti tutti in fila.
Un magistrato che – magari – ha persino l’impudica arroganza di riempire gli stati del suo cellulare di esaltazioni di antifascismo, inneggiando alla figura di un uomo (Matteotti, appunto) al quale non è neppur degno, come si legge nel Vangelo, di slacciare i calzari.
Se le «autorità costituite» sono un pericolo per il cittadino comune, checché ne dicano i “profeti del bene” con caselle e-mail tipo nome.cognome@giustizia.it, per i veri giornalisti, che rispondono solo alla propria coscienza, il pericolo numero 1 è quell’ordine/disordine che raschia quattrini, e tutti quei bravi pennivendoli che quell’ordine medesimo dirigono grazie a un voto ridicolo minoritarissimo, perché solo una minoranza pigmea di iscritti va a votare: un gruppo ideologico compatto di non più di 15.500 iscritti (su un complesso di circa 96 mila) che starebbe, meglio assai che al timone della barca della notizia, nelle stanze buie e muffose di una cellula di partito, tanto sono politicamente orientati.
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A forza di gridare democratico
troverem chi dà pane e companatico
Visto come si comportano gli ordinati (allineati e coperti) degli ordini, non mi stupisce pensare che i vertici del conformismo rosso-giornal/ordinistico e quelli del conformismo-catto/rosso-giustizialistico abbiano stretto fra loro un patto scellerato ormai reso famoso dall’àmbito letterario a quello di tutte le altre attività umane in questa repubblica delle banane.
Non mi meraviglia che in Toscana i giornalisti di un certo color paprika siano, dopo la cresima, protetti dai dirigenti ordinistici votati da simpatizzanti di partito; mentre quelli più lontani dalla lottizzazione mentale, più indipendenti, più liberi vengano letteralmente perseguitati sia in àmbito giudiziario che in area giornalettistico-eritematica.

Ma non gradisco affatto vedere che, come accade fra i magistrati, anche i giornalisti-rossi siamo sempre puri; e gli si permetta di svolgere la loro professione (solo di fede però…) senza mai subire una mazzata bene assestata nel “capocollo” come meritano gli svergognati che truffano i lettori dando loro ad intendere che i somari volano in paradiso e le balene si fanno dei tromboni di cannabis a scopo terapeutico.
Tutta questa Italia è uno sconcio di corruzione e di volontario tradimento della giustizia.
Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
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