top of page

piRandellate pistojane. OVE NESSUN VUOLE VEDERE, POI QUALCUN S’HA DA DOLERE… 

  • liberastampa5
  • 6 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

____________________

Nell’Edipo Re di Sofocle il protagonista si acceca trafiggendosi gli occhi con la fibbia d'oro della veste di Giocasta, sua madre e moglie, suicida. E lo fa perché non vuole vedere la realtà che si è creato attorno sposando la mamma e generando figli con lei

____________________


__________________________

 

L’ESSENZIALE, O POPOL SOVRANO,


È UNA FIBBIA A PORTATA DI MANO

 

Mi sembra la metafora più adatta a rappresentare la situazione della giustizia penale di Pistoja, dove il destino ha fatto incontrare, tutti insieme, Pm, sostituti e Gip-Gup che ogni giorno, tutti i giorni, altro non fanno che adoperare la fibbia (molto meno nobile) dei propri calzoni, per accecarsi di propria spontanea volontà.


Lo sanno tutti che il tiranno fa le leggi, le applica e le disapplica come e quando vuole. Diocleziano  e i suoi compari o non hanno indagato o hanno archiviato a scatola chiusa. È questa la giustizia di Pistoja?
Lo sanno tutti che il tiranno fa le leggi, le applica e le disapplica come e quando vuole. Diocleziano  e i suoi compari o non hanno indagato o hanno archiviato a scatola chiusa. È questa la giustizia di Pistoja?

Con questo sistema credono fallacemente di impedirsi di vedere e rispettare la giustizia, il diritto, la disciplina e l’onore – ignoti a molti – di cui ci parla l’art. 54 della Costituzione.

Tra i vulcani più attivi in questo senso, va messo in primissima linea il generoso Claudius von der Kagliaren, qua piovuto (come diversi altri suoi colleghi) in una sorta di punizione per peccati commessi al tempo in cui, trovandosi a viaggiare per l’Eden di Cosenza, El-Jaweh gli aveva proibito di addentare Padre Fedele Bisceglia.


Ma lui, arso da sacro fuoco del “divenir del mondo esperto e delli vizi umani e del valore”, preferì addentare the apple of the mentally disturbed nun, accusatrice del cappuccino a cui fu rovinata la vita e per sempre.


All’epoca Claudius von der Kagliaren, ancor fresco d’accademia, si slacciò la cintura dei calzoni e, utilizzando il chiodo che penetra nel foro del cuoio e lo fissa alla fibbia, si dètte quattro spillonate ben assestate, grazie alle quali non vide più un intero fascicolo che, anni dopo, e dopo un infinito calvario, fece assolvere il religioso con formula piena da parte della Cassazione.


Fermo restando, però, che a Herr Claudius niente di fatto accadde: poiché fu spostato (armi e bagagli, con tutta la batteria famiGliare) dall’Eden protezionistico di Cosenza a quello, altrettanto garantista, di Vanni Fucci. Insomma: pari e patta.


L’essere [dis]umano è, come tutti i cuccioli studiati da Darwin in poi, un coso che si muove per comportamenti archetipici. Come l’anatroccolo sceglie per mamma la prima cosa che vede all’uscita dall’uovo, anche Herr Claudius non ha modificato il suo comportamento ancestrale inaugurato in terra di Calabria.


E come in quella lontana prima sua cacciata dall’Eden, nel nuovo Eden pistojano, ha ripetuto lo schema senza tanti problemi, fino a mentire al Gip (cosa che aveva già fatto, peraltro, con la dottoressa Patrizia Martucci).


Guardate cosa ha fatto sparire dinanzi agli occhi del Gip Alessandro Buzzegoli:

 

 

Queste sono le parole di un Gip che beve oro colato dalla bocca della verità di un Curreli che, fra illeciti, depistaggi, archiviazioni, menzogne, furberie e abusi di diritto, vive beatamente esercitando una – di fatto – dittatura che, nelle sue mani, è assai più pericolosa del bombardiere americano Enola Gay con mezzo megatone di bomba atomica a bordo in dono per Hiroshima. Anche il Gip Alessandro Buzzegoli si è slacciato la cintura e si è trafitto gli occhi.


Prima di accettare “a babbo morto” le farneticazioni brumaiole di Herr Claudius, non si è minimamente posto il problema di cosa stesse dicendo un Adamo notoriamente cacciato dall’Eden e qua piovuto dove si occupa di tutto, ivi compresa la protezione del clandestinismo che, almeno a casa mia, collide con i doveri di un qualsiasi magistrato terzo, imparziale e indipendente.


Al dottor Buzzegoli, che straccia le mail a lui inviate, non ha sfiorato l’anticamera del cervello l’ipotesi, sia pur vaga, che a dichiarare l’infondatezza delle mie segnalazioni, fossero quegli stessi il cui fine era, in ipotesi, la protezione di loro «prossimità sociali» e amicizie anche tenendo conto del fatto che lo stesso Pm, nel caso della signora Lucia Turco, era già noto nell’ambiente dei togati per aver minacciato e rovinato la vita al luogotenente della Finanza Daniele Cappelli.



Felice chi non ha dubbi, Gip Buzzegoli! Ma guai a chi non vuole averne e preferisce seguire la corrente senza scossoni trafiggendosi gli occhi per non vedere.


Almeno fin quando il fiume non giunge alle rapide. O peggio ancora alle cascate…


Edoardo Bianchini [direttore@linealibera.info] © Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

Commenti


bottom of page